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È così che le infrastrutture architettoniche acquisiscono un tono più fascinoso e intenso inserite in questo contesto vegetativo di ampio respiro. Prima tra tutte è l’“Opera de Arame”, una struttura composta da tubi di filo di ferro e superfici trasparenti, che funge da teatro per spettacoli di vario genere. È immersa in un’area verde che accoglie laghetti e cascate. L’area di “Las Pedreiras”, luogo rinomato per l’organizzazione di eventi e concerti di livello mondiale, è situata in un polmone verde della città. Curitiba mi è parsa viva nella sua originalità ed estrosità anche a livello sociale. Il fine settimana una graziosa “ferinha de artesanato” ospita artisti di ogni genere che vendono oggetti costruiti grazie alla loro inventiva e fantasia. La “rua 24 horas” è una via sempre aperta per lo shopping e il divertimento. Oltre a tale ostentazione di bellezze naturali e artificiali, ciò che mi ha lasciato un ricordo tanto vivo sono alcuni singolari aspetti culturali, soprattutto per quanto concerne la nostra cultura italiana e, ancor di più, veneta. Entrare nel quartiere di Santa Felicidade dà la sensazione di essere tornati a casa. È qui dove, nel 1878, sono arrivati i primi italiani, con precisione i primi veneti. Rappresenta ora la “Little Italy” dei curitibani, specialmente quelli dal sangue italiano. Si nota subito dalle costruzioni delle case e degli edifici, che hanno impregnato lo stile veneto del dopoguerra, quelle case dal gusto tipicamente nostrano, che vediamo su qualche stinta fotografia risalente all’epoca in cui i nostri bisnonni erano giovani lavoratori della terra. Esistono alcune case, protette a livello culturale e artistico come patrimonio dell’umanità dall'UNESCO, che possiedono la loro etichetta, un nome totalmente italiano, tra cui la “Casa dei Gerani”, la “Casa dei Pannelli”, la “Casa degli Archi” e la “Casa Culpi”. Proprio quest’ultima, è così “nostra”! In onore a Pedrinho Culpi, estremo difensore della cultura veneta, la casa è nata grazie a un’iniziativa di Luigi Lovato, un grande incentivatore dei vicentini in Brasile, al fine di preservare le tradizioni dallo spirito autentiche e dal sapore genuino della “Velha Bota” (Vecchio Stivale). Il circolo appartiene a una sezione dell'ente “Vicentini nel Mondo”, società apolitica, filantropica e senza fini di lucro, aperta a tutti i discendenti italiani e ai suoi residenti. Si tratta di uno dei numerosi circoli che formano il vasto circuito mondiale dei “Veneti nel mondo”. Inoltre, in collaborazione con il consolato italiano, è organizzatore di corsi di lingua e cultura italiana. Al suo interno esiste infatti una piccola scuola di lingue dove si insegna l’italiano a grandi e ragazzini: sono insegnamenti di base linguistica con accorti collegamenti al dialetto e alla cultura veneti. Ogni sabato, per esempio, i bambini vengono avvicinati alla cultura veneta tramite i proverbi e le canzoni dei loro nonni. Vengono poi organizzate attività di tipo socio-culturale, quali incontri eno-gastronomici educativi e serate musicali ispirate alla Bella Italia. Si esercitano dei cori ispirati ai quartetti folcloristici e gruppi corali di un tempo, che si esibiscono allegramente durante le serate, accompagnati da danze tipiche venete, dove ballerini e ballerine curano ai minimi dettagli il loro vestiario, rifacendosi assolutamente allo stile dell'epoca. Durante tutto l’arco dell’anno, vengono celebrati eventi sulla tradizione italiana. In estate organizzano persino la sagra e il “Festival dei gruppi folcloristici”, mentre in inverno preparano l’“Incontro dei cori” e la “Festa dei nonni” (da notare, denominati “nonnos”, parola italiana con terminazione portoghese!), in cui si celebra la messa in dialetto veneto. Oltre a ciò, nei dintorni di questo tipico quartiere, si vedono infiniti ristoranti di cucina impeccabilmente veneta. Alcuni sono ricostruiti su base prettamente nostrana, come quello che riproduce il castello di Marostica, vantando la miglior cucina della città, mentre altri contengono più di 1000 posti a sedere. Giorgia Miazzo |
Curitiba appartiene allo Stato di Paraná, facente parte della regione meridionale del Brasile. A livello geografico è piuttosto interessante, poiché rappresenta una delle città più estese dell’area, popolata da quasi 2 milioni di abitanti, e, al contrario di quanto accade nei grandi centri, parecchio inquinati e grigi, viene denominata anche “capitale ecologica del Brasile”.
Quello che mi ha colpito di più è il “Ristorante Madalosso”, che conta quasi 8000 coperti ed è stato citato per questo nel “Guinness dei Primati”. In tutti, comunque, non mancano menù che propongono polenta abbinata a salumi e formaggi, il tutto annaffiato da eccellente vino e grappa digestiva. Oltre ai ristoranti, infatti, ho scorto svariate case vinicole, cantine, osterie.